La nascita di un mito

1937 Zamora, Spagna.
Notte della natività, nel pieno della guera civile spagnola, alejandro campos ramirez, alias “Alejandro Finisterre”, viene ricoverato all’ospedale di Madrid per le ferite riportate in uno dei tanti bombardamenti.

Dopo pochi giorni viene dimesso ma da quel luogo di dolore molti dei suoi coetanei, appena quindicenni come lui, usciranno con gravi lesioni agli arti inferiori; alcuni di loro e non pochi con le gambe amputate, niente piu’ giochi, niente piu’ corse, niente piu’ partite coll’amato pallone!

“Il calcio, per noi ragazzi poveri, era il solo modo per sentirci liberi e padroni del mondo” ricordava Finisterre; “avevo addosso gli occhi malinconici ed angosciati di quei miei piccoli amici sprofondati in un letto di lacrime nella corsia del’ospedale, senza piu’ voglia di vivere, cosi’ mi domandai : “come posso aiutarli? come posso fare tornare loro almeno un sorriso?”.

Aljandro ebbe una idea: appassionato di ping-pong, penso’ che se si poteva giocare una sorta di tennis in miniatura su un tavolo con mini racchette, altrettanto si sarebbe potuto fare con il calcio, in maniera che i suoi amici sfortunati, quelli che non avrebbero mai piu’ potuto rincorrere una palla su un prato, avrebbero potuto farlo almeno con le mani.

Nacque cosi’ il “futbolin”, come e’ chiamato in spagna, il gioco che presto si diffuse in tutto il mondo.